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Michele Dolz

La critica > Interventi
 
 

MICHELE DOLZ ha scritto:

Apparizioni e pittura feriale

Si può fare una passeggiata sotto il sole della Liguria, si può scendere una scala in penombra, si può guardare la neve dalla finestra o camminare tra le impalcature nelle vie di Firenze... e non trovarci nulla di speciale. Invece lei ci vede. Non è che vada in giro cercando inquadrature per i suoi quadri. A dire il vero non è una pittrice di paesaggi, non ha anzi soggetti programmati. A lei le cose appaiono.
Sul serio, le appaiono, così, toh, ma guarda qui che bello. E magari camminavamo insieme o ci lamentavamo della nevicata inopportuna, e lei la vede, quella luce, e tu no.
Lo studio di Mariateresa è una collezione di flashate su cose ordinarie che tutta un tratto le sono diventate visibili in una luce diversa. Lei cerca di spiegarti, diligente, il perchè e il come delle sue immagini, ma vorresti restare in silenzio a riempirti di quel che non avevi visto prima.
Una zucca. Uno dice: ma cosa ci può essere mai in una zucca? Eppure quella zucca sulla piccola tavoletta, una zucca così non l'avevi mai vista. Allora lei ti dice: "beh, a volte mi chiedono queste piccole cosette, una roba così." E ti disarma.

 
 

Guardando questi dipinti delle apparizioni non ci trovi nulla di complesso, è la visione e basta, flashate dicevo. Ma ti accorgi che non può essere vero. L'apparizione è stata custodita, spesso a lungo, in qualche hortus conclusus finché è tornata fuori così, con la semplicità con cui nascono i frutti, naturali e necessari. Ha dipinto un sentiero ligure? Ebbene, non è una veduta e nemmeno una torsione espressionista che voglia, legittimamente, colpirci. E' la cupola di Santa Maria del Fiore?
Bel coraggio ci vuole per affrontare un soggetto tanto noto senza scadere nel cartolinesco o comunque nell'abusato. Niente , il suo cupolone è lì, semplice, che non intende ammaliarti. E via descrivendo. Le scale. No, ma son proprio le scale di casa, niente di che.
Ma il punto è proprio questo. La Carbonato dipinge con mestiere, sì, ma con assoluta semplicità.
Il mezzo si piega docilmente al soggetto, e si passa dall'impasto al tratteggio del pastello per accendere o spegnere dov'è necessario non solo i toni e la luce ma la forza stessa della mano. Le impaginature sono di comune normalità, i formati medi. In tutto questo sta la sua forza: la potenza di una parola serena quasi lasciata cadere, di un gesto domestico ferialissimo, sorretto però da una inesplorabile profondità umana. E quanto bisogno ne abbiamo in questi tempi urlanti.
La mediazione poetica tra il vedere e il dipingere non sarà mai riducibile non dico a tecnica ma nemmeno a qualcosa di esplicabile. E viene da pensare che quanto meno si vede la mano dell'artista tanto più splende la bellezza profonda, se di arte si tratta.
2007.

 
 
 

Memoria e fede

Mi sono seduto per guardarlo meglio mentre Maria Teresa mi racconta la storia. Era il 31 luglio 1948 e la processione, partita dalla parrocchia di Bareggio, incedeva familiare e solenne tra i campi di granoturco alla volta di San Pietro all'Olmo. La peregrinatio Mariae. Il pannello, lungo e stretto, mi costringe a spostare lo sguardo da un lato all'altro, è una vera processione in predominanza azzurra, come la purezza della teoria di bianche figure che seguono la Madonna, come il manto di Maria.
Ma è giorno o notte? E notte ma dai pennelli della pittrice è uscita una mistura di luce e tenebra, allucinata come il mobile punto di vista dal quale ha ripreso i ricordi di quel triste giorno...
Un attentatore, riferisce, aspettava il corteo tra le alte piante di granoturco e al momento giusto si issò su una sedia e mirò dritto al carro della Madonna. La bomba esplose feroce e inattesa. E vero! Qui nel dipinto nessuno sembra accorgersene ancora. Un boato rosso vivo rosso sangue rosso amore innocente irrompe al centro del pannello. Copre solo la Madonna. Oppure è la Madonna che lo ferma? Ah, guarda, fu un miracolo, perchè nessuno risultò ferito, e pensa a quelle povere bambine...
Maria Teresa mi mette in mano delle fotocopie di giornali di allora, usciti tra lo scandalo e il timore. La sedia! Eccola in un angolo del dipinto tra gli steli che ondeggiano allo scoppio. Perchè, mi domando. In fondo quell'uomo aveva la fede che credeva di non avere, o quantomeno era persuaso che quella Madonna esercitasse un potere reale sulle persone, e a lui la cosa non andava bene. A lui. Non so chi fosse, meglio così.
La Madonna Pellegrina Mutilata, che reca ancora i segni del danno, lo avrà guardato sempre con misericordia, anzi con amore vero. Lei si prese offesa, come suo Figlio carica su di sé ogni giorno i peccati di tutti noi. Così è.
Conosco bene questo studio luminoso di Maria Teresa, a due passi dal luogo dell'attentato. Qui avvengono misteriosi processi di trasfigurazione. I ricordi, gli schizzi, le foto diventano piano piano poesia. A volte sono larghe, dense spatolate di colore, memoria del suo maestro e amico Bili Congdon.
Altre volte si allarga in segni filamentosi, le ho detto che mi ricordano Previati, ma non so se abbia gradito. Spesso mette tutto insieme. Le tavole, perchè dipinge rigorosamente su pannelli di medium density, devono dopo riposare in un lungo sonno, ed è lì che avviene il prodigio, nel silenzio e nel mistero, come cresce una pianta a nostra insaputa, o piuttosto come un figlio nel grembo. Vivranno di vita propria o. ..moriranno senza pietà.

 
 

Nell'altro pannello l'attenzione è inevitabilmente captata dal Cristo Pantocreatore.
Non ti sarai messa anche tu a dipingere icone!, le dico senza pensare e quasi senza guardare. Guarda che questa immagine è molto importante per noi, protesta. E un affresco della chiesina di Santa Maria della Brughiera, questi nomi bellissimi di una volta, una cappelletta costruita nel 1482, la più antica e magnifica, che parla degli Umiliati e di quel bisogno di piantare segni del sacro, o meglio della fede, dovunque si vivesse o si lavorasse. Venivano da San Pietro all'Olmo per dissodare le terre e portarono il primo insediamento diciamo parrocchiale. Poi, in fasi successive, la comunità cristiana è andata prendendo forma. Le impalcature del pannello parlano di una metafora pittorica ben approfondita da Maria Teresa: costruire e ricostruire. Così è la vita dell'uomo, così la società, così le comunità e perfino la fede.

 
 
 
 

Costruire e ricostruire. I ponteggi dei palazzi impongono al dipinto una rete di segni vicina all'astrattismo ma, non so come, piena di vita umana. Insomma, non occorre spiegare, perchè lo capiscono tutti, che lì non è raffigurato un ponte ma un uomo che costruisce. Niente retorica, assolutamente, è un tocco così delicato e discreto che viene da benedire l'invisibile persona che erige e fabbrica.
Qui si innalzano chiese, le storiche sedi parrocchiali, oppure palazzi? Oppure l'uomo stesso? I colori quattocenteschi del Pantocratore, richiamano di nuovo l'attenzione. L'artista mi fa notare un gruppo di persone che guardano verso Cristo, perchè ogni costruzione, chiarisce rispettosa, deve partire da Cristo. Osservo la scritta che reca il Salvatore: "lo sono la luce del mondo, la via, la verità e la vita".
Tornerò a casa con qualche fotografia, per guardarle ancora. Dopo le proietterò in qualche lezione e dirò che si può fare pittura religiosa con i nostri mezzi, lasciando il passato al suo posto, si possono inventare allegorie comprensibili, si può ancora narrare per immagini senza fare fumetti, si può ancora, perchè si potrà sempre, dire la fede con i pennelli.
2 luglio 2006.

 
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